Schia – Corno di Caneto – Monte Caio – eremo di San Matteo – Grande Faggio (Parma)

Località di partenza Schia (1241 m) Parma
Lunghezza 14,3 km
Quota massima 1583 m Monte Caio Cima Bocchialini
Dislivello complessivo in salita 687 m
Arrivo Schia (1241 m) Parma
Acqua lungo il percorso SI - Eremo di San Matteo
Parcheggio libero Piazzale Noè Bocchi - Link
Traccia GPX Link
Mappa e profilo altimetrico Link

Come arrivare: da Parma si percorre la SP665 verso Langhirano. Superato il paese, si continua dritto verso Pastorello e Capoponte. Si prosegue, sempre sulla SP665R-Massese fino a Boschetto, dove si gira a destra seguendo le indicazioni stradali per Tizzano Val Parma. Giunti in paese si prosegue seguendo le indicazioni stradali per Schia. Arrivati a Schia, nel piazzale c’è un ampio parcheggio libero.
Monte Caio - Cima BocchialiniParcheggiamo l’auto nel piazzale e, in compagnia di Barbara e Corrado, iniziamo la salita seguendo la segnaletica verticale indicante Corno di Caneto (1,20 ore). Facciamo qualche sosta per fotografare i numerosi gigli martagone (Lilium martagon L.) in fiore. Affrontiamo la salita raggiungendo la stazione di arrivo degli impianti di risalita di Corno di Caneto (1430 m). Il tempo è molto bello e fa caldo. In lontananza possiamo vedere il Monte Cimone (2165 m) e i più vicini monti Cusna (2120 m) e Succiso (2017 m). Giriamo verso destra e ci incamminiamo lungo il crinale raggiungendo in breve l’area di decollo dei parapendii di Costa Grande (1510 m). Approfittiamo di una panchina per una breve sosta prima di riprendere il cammino eUn tratto del sentiero all'interno della faggeta inoltrarci nel bosco di faggi. Dopo poco intravediamo la cima del Monte Caio caratterizzata dal monumento dedicato al Prof. Fabio Bocchialini. Attraversata la faggeta, il sentiero si unisce a una carrareccia che ci porta al bivio per il Monte Caio. Ci inoltriamo nel bosco di abeti e ci incamminiamo in salita aggirando la base del Monte Caio. Oltrepassata una breve, ma ripida salita, sbuchiamo su un pianoro dove approfittiamo dell’ombra di una pianta per fare una piccola pausa. Riprendiamo il cammino e dopo pochi metri arriviamo sulla Cima Bocchialini del Monte Caio (1583 m). La stele di pietra, realizzata da Renato Brozzi, è dedicata al Prof. Fabio Bocchialini. Il panorama è molto vasto, si vedono perfettamente la Pietra di Bismantova (1047 m) e il Monte Cimone (2165 m). Da qui è possibile individuare, in basso su un pianoro, Monte Caiol’eremo di San Matteo, prossima tappa della nostra gita. Dal parcheggio di Schia a qui abbiamo percorso 3,9 km superando un dislivello di 387 metri con una pendenza media del 9,1%. Riprendiamo il cammino tornando indietro per 130 metri e imbocchiamo il bivio sulla nostra sinistra. Proseguiamo in discesa all’ombra degli alberi fino ad un tratto particolarmente esposto dove è necessario prestare la massima attenzione. Superato questo salto di roccia il sentiero si immette su una carrareccia che proviene dal campo volo dei deltaplani. Proseguiamo senza difficoltà su questa carrareccia fino ad un tornante da dove parte un sentiero che scende deciso fra gli alberi. Questa scorciatoia si immette nuovamente sulla carrareccia e dopo un tratto in falsopiano pieghiamo secco a sinistra e iniziamo la ripida discesa che ci conduce fino Panorama dal Monte Caioall’eremo di San Matteo (1344 m). Qui una targa di marmo riporta una bella poesia: “O cappellina che ‘si sola stai/ di gravi preci omaggio più non hai/ ma di neve di aria sole e luce/ tu hai l’incanto/ ed è il tuo vanto/ eppure/ chi s’è portato a te su questa vetta/ solo d’aria e di luce/ d’acque di neve e libertà assetato/ Dio ha ritrovato/ Salve chiesetta!”. Un’altra targa di marmo ricorda che questa chiesetta esisteva già prima dell’anno 1015 e che il papa Giovanni XXIII ne trasferì il patronato nella famiglia Lalatta (1412). Il 21 settembre di ogni anno, alla festa di san Matteo nel Comune di Palanzano, gli abitanti delle zone circostanti raggiungono a piedi l'eremo tramite il sentiero del Dragolare. Vicino alla chiesetta ci sono dei Il monumento dedicato al Prof. Fabio Bocchialinitavoli e panche di legno all’ombra di aceri campestri e così, vista l’ora, decidiamo di fermarci per mangiarci i nostri panini e gustarci il bel panorama. Una fresca arietta allieta questa sosta e la pace del luogo ci fa venir voglia di posticipare il più possibile il ritorno al caldo della città. E’ ora di rimettersi in cammino. Prima di iniziare la salita ci dirigiamo alla fontana per verificare se c’è acqua. Vicino alla fontana notiamo un chiusino dove, aprendo la valvola di intercettazione, è possibile far sgorgare l’acqua. Riprendiamo il cammino e percorriamo in salita la stessa strada fino al bivio dove eravamo giunti con la scorciatoia. Da qui proseguiamo dritto sulla carrareccia terrosa camminando all’ombra dei faggi fino ad arrivare alla prima frana. Senza difficoltà superiamo questa rottura e dopo esserci rifocillati con varie fragoline di bosco giungiamo alla seconda frana. Questa è più estesa della prima e ha portato via un bel tratto di carrareccia. Con attenzione passiamo sullo stretto sentiero esposto e ci portiamo dalla parte opposta dove riprendiamo la carrareccia. Attraversando vasti prati giungiamo al cospetto del “Grande Faggio”, una gigantesca pianta identificata tra le più antiche della specie in Europa. Dopo le foto di rito riprendiamo il cammino e, mantenendoci in falsopiano, arriviamoPanorama dal Monte Caio ad un incrocio dove la segnaletica verticale indica dritto Musiara Superiore (1,25 ore) e Monte Pesdonica (0,25 ore). Noi giriamo a destra seguendo Pian della Giara (0,40 ore). Inizia la salita su carrareccia sassosa fino a quando giungiamo ad un bivio, dove imbocchiamo il sentiero sulla nostra sinistra. Procediamo in falsopiano fra prati fioriti, dove il giglio di San Giovanni (Lilium bulbiferum) spicca per il suo colore arancione, fino ad intercettare la pista da sci e l’impianto di risalita. Scendiamo fino al livello stradale e ci immettiamo sulla strada che da Musiara Superiore conduce a Schia. Percorriamo su asfalto circa un chilometro fino a raggiungere il parcheggio dove avevamo lasciato l’auto. 01/07/2018. Per visualizzare altre foto: link

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