Campo Moro - Alpe, laghi e Passo di Campagneda - Passo di Canciano - Passo e lago d'Ur (Sondrio)

Località di partenza Campo Moro (1995 m) Sondrio
Lunghezza 16,3 km
Quota massima 2615 m Passo di Campagneda
Dislivello complessivo in salita 874 m
Arrivo Campo Moro (1995 m) Sondrio
Acqua lungo il percorso SI - Alpe Poschiavina
Parcheggio libero Campo Moro, vicino al Rifugio Zoia - link
Traccia GPX Link
Mappa e profilo altimetrico Link

Come arrivare: da Sondrio si prende la SP15 in direzione Chiesa in Valmalenco. Arrivati alle porte del paese, alla rotonda, si gira a destra in direzione di Lanzada e si seguono le indicazioni per Campo Franscia. Dopo aver superato alcune gallerie si arriva ad un ampio parcheggio vicino al ristorante Fior di Roccia. Si prosegue in salita affrontando alcuni stretti tornati, si passano altre 8 gallerie e si arriva al parcheggio che si trova vicino al Rifugio Zoia.
Alpe CampagnedaIniziamo la nostra escursione seguendo la segnaletica verticale indicante il Rifugio Zoia che raggiungiamo dopo pochi passi. Dal Rifugio si gode un ampio panorama sulla diga di Campo Moro, l’Alpe Campolungo, il Monte Disgrazia (3678 m) e il rifugio Motta. Proseguiamo la salita fra stupendi panorami su questo comodo sentiero ben tracciato. Passiamo a fianco alle pareti di serpentino utilizzate dagli arrampicatori i quali danno i nomi più strani alle vie di salita, tipo: Parete del freddo mattino, Toro seduto, Muro dei misteri, ecc. Rimaniamo stupiti alla vista di una parete rocciosa veramente verticale nella quale sono infissi molti spit / fix. Proseguiamo il nostro cammino seguendo la segnaletica verticale indicante dritto Il primo lago di CampagnedaAlpe Campagneda (ore 0,20), Passo di Campagneda (ore 2) mentre girando a sinistra si sale al Monte Spondascia (ore 2,10). Questo tratto di sentiero viene utilizzato in inverno dagli escursionisti muniti di ciaspole. Questo è un punto particolarmente panoramico dal quale si possono vedere molte cime della Valmalenco. Proseguiamo dritto e arriviamo all’Alpe Campagneda(2140 m) dove la segnaletica verticale indica il rifugio Cà Runcash (ore 0,05), Laghi di Campagneda (ore 0,50) e Passo di Campagneda (ore 1,40). Dall’inizio a qui abbiamo percorso 2 km superando un dislivello di 255 metri con pendenza media del 10,9%. Proseguiamo fino alla grossa stalla, dove finisce la carrareccia e continuiamo su sentiero in salita che si snoda attraverso i prati. Dopo aver superato una ripida salita, vediamo il primo lago di Campagneda (2276 m), Il secondo lago di Campagnedache già avevamo avuto occasione di ammirare esattamente 5 anni fa (link). Scattiamo alcune foto e proseguiamo seguendo i segnavia triangolari n.7, identificativi dell’Alta Via della Valmalenco. La giornata è molto bella, il cielo è di un bell’azzurro e non tira un filo di vento. In lontananza riusciamo a vedere qualche marmotta che sbuca dalla tana. Arrivati al bivio giriamo a sinistra e dopo una breve salita raggiungiamo il secondo lago di Campagneda, della stessa dimensione del primo. Da qui la salita si fa un po’ più ripida, ma la fatica è ricompensata dalla vista di alcuni laghetti nei quali si specchiano le cime circostanti. Il sentiero prosegue in salita e dopo aver oltrepassato un breve tratto di ferrata, facciamo una sosta per ammirare il fantastico panorama sull’Alpe Campagneda. Da qui parte una sassaia che attraversiamo fino ad arrivare al passo di Campagneda (2615 m). Non l’abbiamo ancora nominato, ma fino a questoIl terzo lago di Campagneda punto del percorso siamo stati in compagnia del pizzo Scalino (3323 m), del quale abbiamo sempre avuto in bella vista la cima per tutto il tragitto. Dal passo Campagneda ne abbiamo potuto ammirare anche la vedretta. Dall’Alpe Campagneda a qui abbiamo percorso 3,8 km superando un dislivello di 482 metri con una pendenza media del 12,6%. Facciamo una sosta per goderci il meraviglioso panorama e per scattare qualche foto. La segnaletica verticale indica dritto Passo Canciano (ore 0,20) mentre a sinistra, per escursionisti esperti, Monte Spondascia (ore 1,30). Ci sono anche i cartelli per le MTB e infatti giungono due ragazzi con la bicicletta in spalla. Gli chiediamo da dove sono partiti e ci dicono che il loro itinerario è iniziato da Lanzada e proseguono per il passo di Canciano, Poschiavo, Tirano, Sondrio e arrivo a Lanzada. Ci complimentiamo con loro perché il Il Monte Disgrazia si specchia nel terzo lago di Campagnedagiro è veramente duro e stimiamo che dovranno superare oltre 2000 metri di dislivello. Riprendiamo la discesa verso il passo di Canciano e non possiamo fare a meno di scattare fotografie, perché il panorama è veramente spettacolare. Sembra quasi un paesaggio lunare, se non fosse per la presenza di numerosi specchi d’acqua che fanno da ornamento al paesaggio alpino. Purtroppo notiamo che rispetto a 5 anni fa alcuni laghetti si sono asciugati. Sul sentiero, ben segnalato, incontriamo un ponticello di legno che ci permette di attraversare il torrente Valle Poschiavina che scende dai ghiacciai. Dopo un breve tratto in piano arriviamo al passo di Canciano (2498 m) dove troviamo il termine di confine Italia-Svizzera, datato 1930. La segnaletica verticale indica dritto Quadrada (ore 1 ¼), Selva (ore 2 ¼) e Le Prese – Poschiavo (ore 3 ½) mentre girando a sinistra Passo d’Ur (ore 0,20). Pensiamo a Selva dove eravamo stati ieri in Loredana al Passo di CampagnedaMTB (link) e il cielo era completamente diverso. Facciamo una breve sosta per mangiarci un panino e poi giriamo a sinistra, restando in territorio italiano, e proseguiamo verso il passo d’Ur. Ci fermiamo subito di fronte al laghetto dove numerose piccole rane saltellano nell’acqua spaventate dai nostri passi. Appena superato il laghetto si apre, sulla sinistra, la Val Poschiavina mentre noi proseguiamo dritto seguendo la segnaletica verticale indicante Passo d’Ur (ore 0,20) e Passo Confinale (ore 2,10) mentre girando a sinistra Alpe Val Poschiavina (ore 1,10) e Diga di Gera (ore 1,30). Giunti al Passo dell’Ur (2520 m), ci attende un altro bel laghetto, anche questo con meno acqua rispetto a 5 anni fa. Dal Passo di Campagneda Lago d'Ura qui abbiamo percorso 2,7 km superando un dislivello di 112 metri. Facciamo il giro del lago (200 metri) e poi proseguiamo seguendo la segnaletica verticale indicante Alpe Val Poschiavina (ore 1) e diga di Gera (ore 1,30). Da qui parte la discesa verso la Valle Poschiavina mantenendo l’omonimo torrente alla nostra sinistra. Il sentiero si snoda su un pendio erboso a mezza costa e noi seguiamo i segnavia bianco-rosso fino a giungere all’incrocio dove ci immettiamo sul sentiero che scendeva appena dopo il passo di Canciano. Proseguiamo quasi in piano fino a raggiungere l’Alpe Poschiavina (2220 m) dove facciamo una breve sosta per scattare qualche fotografia e rifornire le borracce all’unica fontana di tutto il percorso. La segnaletica verticale indica dritto Diga di Gera (ore 0,25) e Campo Moro (ore 1) mentre girando a destra Alpe Gembrè (ore 0,25) e Rifugio Bignami Val Poschiavina(ore 1,40). Proseguiamo dritto e poco dopo ci appare il Lago di Gera. In lontananza possiamo notare il Rifugio Bignami. (2401 m) e, alle sue spalle, la Vedretta di Fellaria. Intanto che stiamo fotografando il ghiacciaio si verifica una slavina che riempie con il suo rombo l’intera valle. Proseguiamo la discesa e raggiungiamo lo sbarramento della diga di Gera (2175 m). Questa è la diga in esercizio più alta d’Italia, costruita nel 1964, a Gravità ordinaria in calcestruzzo, ha un’altezza di 174 m e una lunghezza di 530 m. Continuiamo la discesa, oltrepassiamo il parcheggio, dove è presente un’area attrezzata e proseguiamo verso la diga di Campo Moro (1965 m) che raggiungiamo in breve tempo. 25/09/2016. Per visualizzare altre foto: link

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