Somasca - castello dell'Innominato - Corno di Grao - Monte Magnodeno (Lecco)

Località di partenza Vercurago (129 m) Lecco
Lunghezza 15,1 km
Quota massima 1247 m Monte Magnodeno
Dislivello complessivo in salita 1367 m
Arrivo Vercurago (129 m) Lecco
Acqua lungo il percorso SI - Cappella di San Girolamo - Saiana
Parcheggio libero Via Caterina Cittadini - Link
Traccia GPX Link
Mappa e profilo altimetrico Link

Come arrivare: da Lecco si prende la SP639 fino a Vercurago. Girare a sinistra imboccando via Veneto e poi a destra su via Caterina Cittadini. Dopo poco c’è il parcheggio libero.
Avvertenza: per la quasi totale mancanza di indicazioni lungo il percorso si suggerisce l’utilizzo di un dispositivo Garmin con traccia precaricata.
Somasca: la via delle cappellePartiamo dal parcheggio e imbocchiamo subito lo stradello pedonale acciottolato che porta verso il Santuario di San Girolamo Emiliani. Giunti davanti al portone delle Suore Orsoline di San Girolamo giriamo a sinistra su via San Gerolamo e arriviamo all’inizio della via acciottolata detta "delle cappelle" realizzata nel 1760. Lungo il percorso ci fermiamo a visitare le undici cappelle (tutte realizzate tra XIX e XX sec.) nel cui interno si trovano statue che raffigurano i momenti significativi della vita di San Girolamo, come nella tradizione dei sacri monti lombardi. A circa metà della via delle cappelle si trova una "Scala Santa" scavata nel 1837 nella roccia che porta all'eremo dove san Girolamo Emiliani era solito raccogliersi in preghiera, ricavato da una grotta naturale. Al termine del viale delle cappelle si giunge alla chiesa della Risurrezione accostata al cimitero dei padri somaschi. Internamente la struttura si presenta di piccole dimensioni, con la parete dell'altare costituita di viva roccia della montagna alla quale è addossata. In un ambiente laterale alla cappella si trova anche la Sala della Fonte, dove si trova una sorgente d'acqua Somasca: la chiesa della Resurrezione e il cimitero dei Padri Somaschiche, secondo la tradizione, vide Girolamo Emiliani far scaturire dalla roccia un ruscello d'acqua per dar da bere agli orfanelli che ospitava durante un periodo di siccità. Approfittiamo dell’occasione per dissetarci a questa fonte prima di riprendere il cammino. Seguiamo l’indicazione per il castello dell’Innominato e tramite un sentiero che si snoda a fianco della roccia arriviamo alla fine della “Scala Santa”. Continuiamo in forte salita aiutati da numerosi gradini scavati direttamente nella roccia e dopo poco giungiamo al “Castello dell’Innominato” (500 m). La vista dalle mura è magnifica. Possiamo ammirare il lago di Garlate, poco oltre il lago di Annone e sulla nostra destra il lago di Como con l’abitato di Lecco. La fortezza ha questo nome in quanto la tradizione vuole che la struttura fosse stata una delle residenze di Francesco Bernardino Visconti al quale Alessandro Manzoni si ispirò ne «I Promessi Sposi» per la creazione della figura dell'Innominato. Del castello originale rimane il muro perimetrale, parte dei bastioni difensivi e alcune torri, mentre gli spazi coperti eLa salita al castello dell'Innominato le cappelle presenti sulla sommità sono state in gran parte ricostruite in tempi successivi. Parte delle mura originarie sono state danneggiate dalle cannonate sparate dagli austro-russi contro i francesi qui asserragliati nell'ambito della riconquista di Lecco nel 1799. Sul pianoro c’è la piccola cappella contenente altre statue che rappresentano San Girolamo che sfama gli orfanelli con il miracolo della moltiplicazioni dei pani. Finita la visita usciamo dal castello e ci incamminiamo lungo il sentiero che scende dalla parte opposta dalla quale siamo saliti. Giunti alla trattoria La Rocca giriamo verso sinistra e dopo poco, al bivio successivo, teniamo la destra, seguendo un freccia indicante Camposecco. Iniziamo a camminare nel bosco affrontando un tratto in falsopiano in direzione di Lecco. Notiamo delle splendide fioriture di primule, bucaneve e anemoni. Giunti in una piana, seguiamo l’indicazione per Camposecco, giriamo a destra e iniziamo a salire con più decisione. Percorriamo circa 330 metri con una pendenza del 28% fino a giungere a Camposecco. La traccia che avevamo caricato sul Garmin indica in questo tratto un sentiero che non esiste più e così, decidiamo di seguireInterno di una delle cappelle la direzione indicata dal dispositivo camminando nel bosco fino a quando riusciamo a ritrovare il sentiero. Inizia adesso una salita molto impegnativa lunga circa 900 metri con una pendenza media del 33%. Poco prima del bivacco Corti (921 m) troviamo un termine di confine in pietra che divide quelli che un tempo erano lo Stato di Milano e quello del Veneto. Il bivacco è molto carino, entriamo dentro per dare un’occhiata e notiamo che è ben tenuto, pulito, con un grosso camino e un tavolo. Camminiamo in piano per circa 400 metri prima di accorgerci di aver sbagliato sentiero e così torniamo indietro fino al bivacco e, guidati dal Garmin, imbocchiamo la strada giusta. Questa deviazione imprevista è stata molto carina in quanto il sentiero si snodava fra bellissime fioriture di anemoni e una bella vista sul monte Resegone. Dal bivacco Corti imbocchiamo il sentiero che passa qualche metro sopra a quello che avevamo percorso e in salita affrontiamo una pendenza media del 45,6% che in soli 240 metri ci permette di superare un’ascesa di 110 metri fino a raggiungere Corno di Grao (1041 m). Panorama dal Monte MagnodenoPoco prima di raggiungere la “vetta”, sulla sinistra, c’è uno stupendo belvedere che offre una panoramica sul lago di Como e l’abitato di Lecco. Proseguiamo in falsopiano per un chilometro camminando sulla cresta erbosa, sempre in vista della croce che segna la vetta del Monte Magnodeno, nostra prossima meta. Inizia nuovamente la salita lunga 600 metri che ci permette di superare un dislivello di 177 metri con pendenza media del 29,4%. L’ultimo tratto di salita è leggermente esposto ma basta prestare un po’ di attenzione e si riesce senza difficoltà ad arrivare in vetta al Monte Magnodeno (1247 m). E’ possibile evitare questo tratto esposto proseguendo dritto fino alla deviazione successiva sulla sinistra. Dalla croce si gode un panorama mozzafiato. Sul rosone sono indicate le montagne e le località visibili da qui partendo da ovest in senso orario, e precisamente:
OVEST, Cornizzolo 1240, M. Rosa 4633, M. Cervino 4478, Allalinhom 4027, Corni di Canzo 1368, Dom 4545, Moregallo 1276, Weissimes 4023, P. Sempione 2005, M. S. Primo 1685, Aletshorn 4195, Jungfrau 4158, Finsteraarhom 4274, Bregagno, Coltignone 1473, Grigna Meridionale 2184, Grigna Settentronale 2410, NORD, M. Legnone 2609, Pizzo Alto 2512, M. Due Mani 1562, Pizzo d'Erna 1291, Foppa Bona, Pizzo Varrone, Pizzo Tre Signori 2554, M. Resegone 1875, Forcella Passata, EST, Camozzero, Conc, Monte Tesoro, Valle San Martino Bergamo, Valle dell'Adda, SUD, Milano, Monte Regina, Monte Viso, Lago di Annone, Lago di Pusiano e Alserio, M. Bianco 4810, M. Barro 929.Panorama dal Monte Magnodeno
Sulla vetta è presente il bivacco Magnodeno arredato all’interno con due lunghi tavoli e un bel camino. All’esterno è presente una postazione di barbecue e una piazzola di atterraggio elicotteri. All’interno del bivacco alcuni escursionisti hanno acceso il fuoco e, vista l’ora, stanno pranzando. Facciamo una breve sosta anche noi gustandoci il nostro panino prima di riprendere l’escursione. Dopo questa breve pausa ripartiamo e affrontiamo un bel tratto in discesa che ci conduce verso Erve. Il sentiero, che visto dall’alto sembrava esposto, si rivela molto facile e, velocemente, percorriamo 1,2 km fino a giungere al Monte Forcellino (1003 m) dove è collocato un altro termine di confine, anch’esso divisorio dei due Stati di Milano e Veneto. Continuiamo la discesa, che si fa molto più ripida, fermandoci ogni tanto per capire quale direzione seguire, poichè non è presente né la segnaletica verticale né quella orizzontale. Arrivati a Costalottiere, vicino a Erve, ritroviamo l’asfalto, giriamo a destra e dopo pochi passi raggiungiamo Saina, un piccolo nucleo di case in sasso.Particolare del Resegone e del rifugio Azzoni Alla fine delle case inizia un bel sentiero che attraverso il bosco ci conduce in un altro punto panoramico. Ci sediamo sotto la croce e guardando il panorama ci gustiamo un dolcetto. Proseguiamo in discesa camminando per 1,4 km con pendenza media negativa del 21,3% fino a quando arriviamo nuovamente al Castello dell’Innominato. Percorriamo la via “delle cappelle” e proseguiamo dritto su via San Gerolamo arrivando alla chiesa della Mater Orphanorum, dove si trova la piccola cappella dedicata a Maria, madre degli orfani. La chiesa venne costruita attorno a quella che era la casa di San Girolamo Emiliani in Somasca. L'interno, ad un'unica navata, termina nell'abside con una scultura in legno raffigurante San Girolamo Emiliani e tre orfanelli inginocchiati d'innanzi alla Madonna. A destra dell'altare, separata dalla navata da una cancellata in ferro battuto, si trova la piccola stanza dove spirò il Santo l'8 febbraio 1537, non prima di aver tracciato sul muro una grande croce rossa ancora oggi visibile. Proseguiamo la visita Panorama sul lago di Comorecandoci al vicino Santuario di San Girolamo Emiliani (1544), che rappresenta ancora oggi il fulcro dell'attività della congregazione dei Chierici Regolari di Somasca, fondati da San Girolamo Emiliani. L'interno, a tre navate, accoglie sull'altare maggiore un quadro del 1619 raffigurante San Girolamo Emiliani (all'epoca ancora beato) in preghiera. Nella santuario si trovano le spoglie di San Girolamo Emiliani che vengono portate in processione per il paese durante la festa patronale dell'8 febbraio. Finita la visita ci incamminiamo verso il parcheggio che raggiungiamo velocemente. 04/02/2016. Per visualizzare altre foto: link.

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