Pavia: cosa vedere

Pavia: San FrancescoDall'Alzaia del Naviglio Pavese imbocchiamo Corso Cairoli fino ad arrivare in piazzetta San Francesco dove sorge la chiesa di San Francesco. La facciata, costruita probabilmente all'inizio del Trecento, è caratterizzata da un effetto decorativo costruito sul contrasto tra il rosso del laterizio e il bianco dell'arenaria. Presenta, caso pressoché unico in Italia, un doppio portale, secondo lo stile francese, le cui aperture sono circondate da una decorazione bicroma a riquadri. Purtroppo la chiesa è chiusa e non possiamo ammirare l'altare marmoreo del 1777 e la pregevole Madonna attribuita al pittore barocco Bernardino Ciceri. Nella chiesa sono ospitate le spoglie di alcuni personaggi illustri: Facino Cane, celebre condottiero che visse tra il XIV e il XV secolo; Manfredo V di Saluzzo e Baldo degli Ubaldi. Proseguiamo dritto imboccando via Defendente Sacchi fino ad arrivare alla chiesa di Santa Maria di Canepanova, il più rilevante monumento cinquecentesco nella città di Pavia, opera dell'architetto Giovanni Antonio Amadeo. Degne di nota le tele di famosi artisti quali il Procaccini, raffiguranti le Donne della Bibbia. Un gentile monaco ci fa da guida durante la visita mostrandoci alcune particolarità come quella Pavia: l'Universitàdell’altare maggiore che di primo acchito sembra di marmo ma è di legno laccato. Proseguiamo su via Ada Negri e arriviamo in Piazza Municipio dove si erge il Palazzo Mezzabarba, oggi sede del municipio. Torniamo indietro imboccando nuovamente via Ada Negri, giriamo a destra su via Defendente Sacchi e poi giriamo alla prima traversa a sinistra, via Lazzaro Spallanzani, arrivando in Piazza Leonardo da Vinci dove si ergono tre torri medievali. Continuiamo dritto passando per il chiostro dell’Università di Pavia e sbucando su Corso Strada Nuova. Giriamo a destra e poi voltiamo a sinistra alla prima traversa, via Malaspina dove sorge il palazzo Malaspina, attuale residenza del Prefetto. Notevole l'ingresso scenografico a “cannocchiale prospettico” ornato con i busti del filosofo Severino Boezio e del poeta Francesco Petrarca. Il prospetto verso il giardino presenta una decorazione “architettonica” dipinta, arricchita con festoni di fiori e di frutta. Torniamo indietro, giriamo a sinistra su Corso Strada Nuova e arriviamo in piazza Castello dove visitiamo il Castello Visconteo costruito nel 1360 da Galeazzo II Visconti. Durante la visita incontriamo il premio Nobel per la letteratura italiana Dario Fò con il quale scambiamo Pavia: il castello Visconteoalcune parole. Vedendoci vestiti da ciclista con tanto di casco si informa da dove arriviamo, ci consente di fare una foto insieme e poi ci saluta. Proseguiamo su Viale Giacomo Matteotti, giriamo a destra su via Liutprando, continuiamo dritto su via Griziotti e visitiamo la basilica di San Pietro in Ciel d'Oro in stile romanico (XII secolo). Consacrata da Papa Innocenzo II nel 1132, la basilica vanta grande prestigio e notorietà nel mondo cattolico in quanto ospita, da oltre un millennio, le spoglie di sant'Agostino da Ippona. Insigne esempio di architettura romanica lombarda, ricordato da Dante, Boccaccio e Petrarca, l'antichissimo tempio è generalmente considerato, insieme alla basilica di San Michele Maggiore, il più importante monumento religioso medievale della città di Pavia. La cripta ospita le spoglie di Severino Boezio. Addossato alla parete di fondo, si nota l'antico pozzo, di cui si narravano proprietà curative, già esistente nel XII secolo e ripristinato nel corso dei restauri di fine Ottocento. Nel presbiterio, prima del coro, si trova l'Arca di Sant'Agostino, un capolavoro marmoreo del Trecento, scolpito dai maestri comacini. Si tratta di un'opera gotica, divisa in tre fasce: in basso, uno zoccolo contenente l'urna con i resti del santo; al centro, una fascia aperta, con la statua di Sant'Agostino Pavia: San Pietro in Ciel d'Oro, l'arca di Sant'Agostinodormiente e, in alto, l'ultima fascia, poggiata su pilastrini e coronata da cuspidi triangolari. L'intera opera è decorata da più di 150 statue, che raffigurano angeli, santi, e vescovi, e da formelle con la vita del santo. Oltre a quella di sant'Agostino, la chiesa ospita la tomba di re Liutprando, alla base dell'ultimo pilastro della navata destra. Della presenza del corpo di Boezio presso San Pietro in Ciel d'Oro tratta Dante nel canto X del Paradiso, ove si trova scritto: «Lo corpo ond'ella fu cacciata giace / giuso in Ciel d'Auro, ed essa da martiro / e da essilio venne in questa pace». Finita la visita torniamo indietro per via Griziotti, attraversiamo il viale Matteotti e imbocchiamo via XX Settembre. Giriamo a destra su via Boezio fino ad arrivare alla Chiesa dei Santi Gervasio e Protasio. Secondo Opicino de' Canistris, parroco di Pavia dal 1323 al 1329, questa è la più antica chiesa della città, ed ospitò per più di seicento anni il corpo di San Siro, fondatore della prima comunità cristiana pavese, vissuto nella prima metà del IV secolo d.C.. Fu intitolata ai santi Gervasio e Protasio, martiri del III secolo, dei quali sono custodite le reliquie, scoperte a Milano da S. Ambrogio nel 386 e portate a Pavia da sant’Invenzio, che fu il terzo vescovo di Pavia dopo San Siro e San Pompeo. Nel 2004 è stato rinvenuto, Pavia: piazza della Vittorianella cappella di San Siro, un ciclo di affreschi del XVI secolo, di cui nel 2009 si è completato il restauro, che permette di qualificarlo come il ritrovamento storico-artistico più importante del secolo a Pavia. Torniamo indietro per un breve tratto poi giriamo a destra su via Lanfranco, a sinistra su via Alciato e arriviamo in piazza del Carmine dove sorgono Palazzo Orlandi e la chiesa di Santa Maria del Carmine, uno degli esempi più belli dell'architettura del gotico lombardo. Fu iniziata nel 1374 per volontà di Gian Galeazzo Visconti su progetto attribuito a Bernardo da Venezia. L'interno è molto suggestivo, si eleva su una pianta a croce latina ed è costituito da tre navate e da numerose cappelle laterali, ricchissime di affreschi e di dipinti. Il campanile risalente al 1450 circa, svetta elegante sulla città; è adornato da numerosi fregi e caratterizzato da una trifora adorna di colonne di marmo. Con i suoi 75 metri di altezza è la più alta torre campanaria di Pavia ed una delle più alte d'Italia. Proseguiamo su via Frank Giuseppe e arriviamo in piazza del Tribunale dove sorge il Palazzo Carminati Bottigella di epoca sforzesca risalente all'ottavo decennio del XV secolo. La facciata, che conserva le originali decorazioni in cotto, Pavia: interno del Duomocostituisce una delle maggiori testimonianze di edilizia civile di epoca rinascimentale a Pavia. Proseguiamo su Corso Cavour fino ad arrivare in Piazza della Vittoria, anticamente Piazza Grande. Ha una forma stretta e lunga ed è divisa in due aree dalla strada. Nei sotterranei della Piazza si estende un grande mercato coperto sotterraneo, costruito nel 1958 e successivamente ampliato e ammodernato. Finita la visita percorriamo via Cavour, attraversiamo Corso Strada Nuova, imbocchiamo via Mazzini e giriamo a destra su Via Arnaboldi arrivando in Piazza del Lino dove c’è un altro mercato coperto, ma non sotterraneo, ospitato in un cortile aperto al pubblico e coperto da una cupola in ferro del 1882, la Cupola Arnaboldi. Proseguiamo su via Varese, via Omodeo e poi giriamo a sinistra arrivando in piazza Duomo dove sorge il Duomo di Pavia, dedicato a Santo Stefano Martire e Santa Maria Assunta. Al di sotto del presbiterio si trova la cripta voltata, completata nel 1492 e il cui progetto è attribuito al Bramante. Sotto il braccio sud del transetto si trovano invece i resti della cripta romanica dell'antica cattedrale medievale di Santa Maria del Popolo. Sulla controfacciata, due capolavori di epoca barocca: Madonna e i ss. Siro e Antonio, di Giovanni Battista Crespi, detto il Cerano, e Adorazione dei Magi, di Daniele Crespi. Nell'abside del transetto sinistro, l'Altare di san Siro, primo vescovo di Pavia (III-IV secolo), con doppia fronte. Al di sopra dell'urna con le spoglie del santo, una monumentale ancona in marmo bianco con fondo d'alabastro raffigura la Vergine e San Siro, sempre di mano dell'Orsolino. Sempre nello stesso transetto èPavia: interno del Duomo l'altare con la Madonna del Rosario (data 1531) di Bernardino Gatti detto il Sojaro, artista tardorinascimentale pavese. Nel catino absidale un'imponente decorazione barocca, composta da stucchi ed affreschi, fa da contorno al reliquiario secentesco in argento e cristallo contenente secondo la tradizione le Sante Spine della corona di Cristo, detto anche “macchina” delle spine in quanto un meccanismo consente di far discendere e risalire la teca delle reliquie. Sulla destra del presbiterio, l'Altare di san Alessandro Sauli presenta una fastosa decorazione che integra marmi, statue e dipinti in stile rococò o "barocchetto". Proseguiamo su via Teodolinda, giriamo a sinistra su via Filippo Cossa e arriviamo davanti alla Chiesa di san Teodoro, all’interno il ciclo di affreschi composto da 12 riquadri, disposti in tre fasce con scene descritte nei minimi particolari. Ogni episodio è accompagnato da una didascalia posta sotto il dipinto. Il ciclo si basa sulla leggenda che descrive Teodoro come salvatore della città longobarda, assediata inutilmente da Carlo Magno in quanto protetta con miracoli dal suo vescovo. La storia illustrata del Santo inizia con un angelo che appare al re longobardo Desiderio per suggerirgli l’elezione di Teodoro a Pavia: San Michele Maggiorevescovo di Pavia e si conclude con la sua morte. In realtà Teodoro, vescovo di Pavia tra il 770 e il 785, visse i primi anni in esilio e rientrò in città dopo la vittoria dei Franchi nel 774. Interessanti sono alcune scene in cui sono rappresentati particolari della città dell'epoca. Due fasce, sopra l'arco di accesso al transetto e sopra il catino absidale di sinistra, rappresentano la morte di san Teodoro e il suo funerale. L'altare maggiore custodisce le spoglie di San Teodoro. La cripta ospita l'arca in granito di San Teodoro e il monumento funerario del prevosto Luchino Corti, della prima metà del Cinquecento. Finita la visita imbocchiamo via Cardinale Maffi e proseguiamo dritto fino alla chiesa di San Michele Maggiore, il più famoso ed importante monumento religioso medievale della città. Capolavoro dello stile romanico lombardo, la chiesa raccoglie numerose testimonianze del periodo in cui Pavia era la capitale del regno italico. La basilica ospitò nei secoli fastose cerimonie ed incoronazioni; tra queste si cita l'incoronazione di Federico I Barbarossa, nel 1155. Fotografiamo il Crocifisso in lamina d’argento (X sec.), scendiamo nella cripta, a tre navate su colonnine e poi usciamo. Proseguiamo su via Severino Capsoni, via Antonio Scarpa, giriamo a sinistra su via Alboino e poi a destra su Corso Garibaldi dove una lapide (proprio all’incrocio con via Alboino) ricorda la leggenda dell’ingresso in città del re Alboino, il cui cavallo sarebbe stramazzato a terra nell’udire i suoi propositi crudeli, per poi rialzarsi alla decisione del re di entrare a Pavia in pace. Continuiamo su Corso Garibaldi, giriamo a destra su via San Giovanni in Borgo e arriviamo in piazza Borromeo dove venne edificato, a partire dal 1564, l'edificio dell'Almo Collegio Borromeo contenente all’interno gli affreschi di Federico Zuccari e di Cesare Nebbia, che illustrano la famosa Peste di San Carlo e la vita di San Carlo Borromeo. Proseguiamo su questa strada fino ad arrivare su Lungoticino Sforza dove avevamo parcheggiato l’auto. Per visualizzare altre foto: link. Per visualizzare l'itinerario: link.

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