San Bernardo: l'incantevole valle del Drogo e il bacino del Truzzo (Sondrio)

Località di partenza San Bernardo (1099 m) - Sondrio
Lunghezza 14 km
Quota massima 2119 m - sopra il bacino del Truzzo
Dislivello complessivo in salita 1310 m
Arrivo San Bernardo (1099 m) - Sondrio
Acqua lungo il percorso Si - Sant'Antonio - vicino alla casa dei guardiani della diga
Parcheggio libero San Bernardo, a fianco della chiesa - Link
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Come arrivare: da Colico si percorre la SS36 fino a Chiavenna. Alla rotonda si gira a sinistra e poi alla rotonda successiva s’imbocca la terza uscita in direzione di Madesimo, Campodolcino e Passo dello Spluga. Arrivati alle porte di San Giacomo Filippo si gira a sinistra seguendo la segnaletica stradale per Olmo e San Bernardo. Superato il paese di Olmo si arriva davanti alla centrale elettrica. Si prosegue ancora per circa un chilometro e si parcheggia a fianco della chiesa di San Bernardo.
Scanabecco: vista su San Bernardo e la ValchiavennaRiempiamo la borraccia con l’acqua fresca che sgorga dalla bella fontana ricavata da un blocco unico di pietra che si trova a fianco del parcheggio. Prendiamo la salita che fiancheggia la chiesa di San Bernardo seguendo i segnavia bianco-rosso. Attraversata la strada carrozzabile, inizia un ripido sentiero in salita costituito da ampi gradini di pietra che, attraverso i prati, conduce alle baite di Scanabecco (1242 m). Ci incamminiamo verso questo caratteristico paesino fra case di pietra e muretti a secco, passiamoSant'Antonio: un tratto della mulattiera davanti alla chiesettina di San Rocco del 1660 e imbocchiamo il sentiero. Alla fine del pianoro erboso ci inoltriamo nel bosco, oltrepassiamo un ponticello, dove si vedono le condutture della centrale e iniziamo una leggera discesa fino a ricongiungerci con la strada sterrata. Sempre in discesa raggiungiamo il parcheggio, dove finisce la strada e imbocchiamo il sentiero per raggiungere le baite di Sant’Antonio. Passiamo davanti a una fontana, in questo I colori dei lariciperiodo chiusa per evitare che le tubature si rompino per il gelo. Oggi il cielo è coperto ma ci sono circa 15° e così possiamo camminare indossando solo la maglietta a mezze maniche. Percorriamo la mulattiera lastricata, contornata da muretti in pietra, fino ad una baita dove giriamo a 90° e iniziamo la salita. Ci inoltriamo nel bosco seguendo sempre la mulattiera, costruita negli anni venti, che portava al cantiere della diga del Truzzo, a quell’epoca in costruzione. QuestaUn tratto caratteristico della mulattiera mulattiera è sicuramente una delle più belle strade alpine che abbiamo percorso. La salita, completamente lastricata, ha una pendenza costante ed è addolcita da numerosi tornanti. Le pietre sono state posate così sapientemente che, a discapito di una manutenzione inesistente confermata da un escursionista di passaggio, la mulattiera è ancora in perfette condizioni. Il panorama si apre sulla valle fino a Chiavenna e la montagna è rivestita ormai di un bel manto autunnale caratterizzato dalle diverse sfumature di giallo. Purtroppo la Il bacino del Truzzoluce non è quella delle giornate solive. Il cielo è coperto e sembra che il sole per oggi non si faccia più vedere. Dopo un chilometro di salita abbiamo superato un dislivello di 255 metri con pendenza media del 25,5%. Oltrepassiamo una cascatella dove è necessario prestare attenzione al sentiero reso particolarmente insidioso dalla presenza di un tratto roccioso e  bagnato. Per l’occasione è stata tirata una fune di metallo. Poco dopo usciamo dal bosco e ci troviamo in un ambiente roccioso. Qui troviamo un tratto di mulattiera particolarmente spettacolare. Il bacino del TruzzoIl sentiero prosegue in salita caratterizzato da alcuni tornanti e il fondo, mantenutosi perfetto a oggi, è costituito da grosse lastre di pietra sistemate in modo tale che nemmeno un filo d’erba è riuscito a crescere tra le strette fessure. Ci fermiamo per scattare alcune foto e poi proseguiamo la nostra salita. Dopo un’altra serie di tornanti arriviamo alla casa dei guardiani della diga, dove c’è una terrazza per l’atterraggio dell’elicottero. La fontanella è chiusa. Da qui parte una scalinata formata da 400 gradini di pietra che porta direttamente alla parte I colori dei laricialta della diga a quota 2088 m. Abbiamo percorso da Sant’Antonio 3,7 km, superando un dislivello di 826 m, con una pendenza media del 22,1%. Nel lago si riflettono come in uno specchio le cime sovrastanti ed è difficile capire dove è il punto nel quale la roccia incontra l’acqua. Ci portiamo dalla parte opposta della diga e iniziamo a costeggiare il lago. Grosse nuvole trasportate dal vento coprono la montagna e parte della diga. A questo punto decidiamo di ritornare sulla strada del ritorno e lasciamo la visita al rifugio Carlo Emilio per un’altra occasione. Riprendiamo così lo stesso sentiero dell’andata fino al parcheggio. 01/11/2013. Per visualizzare altre foto: link

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