Sirta - Sostila - Campo Tartano / L’incredibile Val Fabiolo (Sondrio)

Località di partenza Sirta (224 m) - Sondrio
Lunghezza 11,7 km
Quota massima 1267 m
Dislivello complessivo in salita 1106 m
Arrivo Sirta (224 m) - Sondrio
Acqua lungo il percorso SI - Sirta - Sostila - Campo Tartano
Parcheggio libero Sirta, alle porte del paese - Link
Traccia GPX Link
Mappa Link
Profilo altimetrico Link

Come arrivare: da Sondrio si percorre la SS38. Poco prima di Ardenno si gira a sinistra e oltrepassato il passaggio a livello si seguono le indicazioni per Forcola – Sirta. Dopo il rettilineo si gira a destra e poi si passa il ponte sul fiume Adda. Subito a destra c’è un ampio parcheggio libero.
Sirta: la cupola della parrocchialeLasciamo l’auto nel comodo parcheggio alle porte del paese e ci incamminiamo su via Roma, giriamo a destra su via Vecchia, e ci fermiamo per una breve visita alla parrocchiale di San Giuseppe, il cui interno è caratterizzato da un bel coro ligneo e da un dipinto raffigurante l’ultima cena. Dopo questa breve visita usciamo, giriamo a destra, costeggiamo il muro esterno dalla parrocchiale e ci portiamo su via alla Sostila, dove c’è il primo segnavia rosso-bianco-rosso con il numero 17. Iniziamo la salita lastricata e alla prima curva giriamo a destra seguendo la segnaletica verticale marrone indicante la Val Fabiolo. La mulattiera acciottolata sale all’ombra dei castagni e ogni tanto regala belle vedute sulla cupola di San Giuseppe, sull’abitato di Sirta e sul fiume Adda. Alcuni gradoni scavati nella roccia agevolano la salita e l’ottima manutenzione della mulattiera permette di camminare di buon passo e in tutta sicurezza. Anche i muretti in pietra, posti in alcuni punti come protezione, sono in buone condizioni. Proseguiamo senza difficoltà e dopo una curva verso destra ci inoltriamo nella stretta valle, mantenendo il torrente Fabiolo sulla nostra sinistra. Proseguiamo dritto, ignorando un ponticello in pietra costruito di recente, Val Fabiolo: il primo ponte e la cappellettache porta sull’altra sponda del torrente. Superiamo una Cappelletta contenente un affresco raffigurante la Madonna e procediamo in salita mantenendo il torrente sulla nostra sinistra. Il sentiero continua all’ombra dei castagni e di pini silvestri ed è costeggiato da grosse felci di un bel colore verde. Continuiamo a salire fino a incontrare un altro ponticello in pietra, anche questo costruito di recente, e questa volta lo attraversiamo portandoci sulla sponda opposta. Proseguiamo sempre in salita fino a raggiungere un terzo ponticello che ha le stesse caratteristiche di quelli precedenti. Lo oltrepassiamo e ci portiamo sull’altra sponda. Siamo arrivati a Bures (650 m) dove troviamo una Cappelletta e alcune baite. Seguiamo la segnaletica verticale indicante Sostila e ci incamminiamo sul sentiero tracciato lungo il prato. Continuiamo il La mulattiera acciottolatasentiero in salita delimitato da antichi muri di sasso costruiti a secco e in poco tempo raggiungiamo Sostila (821 m). Pensavamo che il borgo fosse disabitato, ma con grande sorpresa, troviamo un’abitazione aperta e scopriamo che la persona che vi è all’interno è un volontario, che, in compagnia di un’altra decina di volontari incluso il primo cittadino di Forcola, ha scelto di trascorrere questa giornata per ripulire il borgo e il sentiero dalle erbacce cresciute in questi ultimi mesi. Non solo ci fornisce alcune nozioni storiche legate al borgo di Sostila, ma si offre gentilmente di accompagnarci fino alla piazzetta centrale del paese dove c’è la scuola, in funzione fino al 1950, la parrocchiale e, con orgoglio, ci mostra la presenza di due portali “gemini” risalenti al 1500. Ci racconta inoltre che Sostila è uno dei pochi paesi che ad oggi ha mantenuto il suo aspetto medioevale. Grazie poi alla raccolta di oltre 3000 firme si è piazzato al 70° posto (tra più di 100.000 segnalazioni) nella classifica  ”Luoghi del cuore”, iniziativa promossa dal FAI (Fondo Ambiente Italiano). Ci mostra anche alcune piante di pero, messe a dimora circa un anno fa, e ci spiega che è in corso un esperimento di coltivazione della specie autoctona che era coltivata in loco dagli antichi abitanti di Sostila per trarne profitto. Gentilmente ci invita a fermarci per il pranzo, polenta e formaggio, ma, a malincuore, dobbiamo rifiutare, perché dobbiamo ancora camminare molto prima di arrivare a Campo Tartano e Sostilacosì ci incamminiamo sul sentiero che ci viene indicato. Giunti nei pressi di un altro gruppetto di case incontriamo un altro volontario. Scambiamo due chiacchiere anche con lui fino a che arrivano altri volontari, tra i quali c’è anche il sindaco di Forcola. A questo punto è necessaria una breve riflessione, perché, da quando siamo partiti per il nostro itinerario, siamo rimasti veramente impressionati dalla bellezza della zona e, soprattutto dalla cura con la quale viene tenuta questa parte di Valtellina poco conosciuta. Non solo grazie all’opera dei volontari, ma è bello vedere che, a rimboccarsi le maniche, è anche il primo cittadino. Dopo esserci scambiati un po’ di impressioni ci viene mostrato uno dei gioielli del paese. Poco più avanti, sul lato delle abitazioni che si affacciano sulla valle troviamo ancora i portali “gemini”, ma anche l’accesso ad un’abitazione sormontato da una pietra dalla forma triangolare con incisi l’anno “1566” e una croce. Una breve spiegazione dei caratteristici balconi costruiti con  tavole di castagno chiude questa breve parentesi di storia del paese di Sostila. Di nuovo siamo invitati a unirci a loro per il pranzo. Siamo quasi tentati anche perché ormai è l’ora della sosta mangereccia, e poi, chissà quante altre informazioni e aneddoti avremmoSostila: particolare di un portale potuto acquisire in buona compagnia. Ma la strada che ci porta a Campo Tartano è ancora molto lunga e così, dopo aver salutato e ringraziato, riprendiamo il cammino risalendo lungo il sentiero fino all’ultima casa di Sostila, l’unica ad oggi abitata stabilmente. Continuiamo in salita e raggiungiamo il dosso, dove ci fermiamo per ammirare il panorama sulla bassa Valtellina, il Culmine di Dazio e in lontananza, il lago di Como. Inizia ora una dura salita su sentiero stretto in un bosco di pini e betulle che ci fa guadagnare quota velocemente. Raggiungiamo il punto più alto del percorso, 1267 m, poi proseguiamo in falsopiano nel bosco di pini fino al cartello di legno sulla sinistra che indica il sentiero per il Culmine di Tartano (1301 m) dove è collocata una grossa Croce visibile da Campo Tartano. Noi proseguiamo dritto in ripida discesa fermandoci ogni tanto per ammirare le belle vedute sull’abitato di Campo Tartano con la sua diga, costruita nel 1926 alta 59 m che imbriglia le acque del fiume Tartano che scende dalla Val Lunga. Avevamo percorso questa valle in MTB nel 2011 (vedi itinerario) ed eravamo arrivati fino al rifugio Beniamino. Procediamo in discesa e attraversiamo il piccolo paese raggiungendo il bivio per tornare a Sirta. Il cielo sopra di noi si è rannuvolato e grossi tuoni echeggiano minacciosi nella valle. Approfittiamo di una Campo Tartanofontanella per ricaricare la borraccia e poi ci “lanciamo“ in discesa sul sentiero ben segnalato. Superiamo una piccola Cappelletta e raggiungiamo il torrente Fabiolo che superiamo passando sopra uno sbarramento. La mulattiera acciottolata, in questo tratto, è abbastanza stretta ed è delimitata da muretti a secco. Raggiungiamo una baita e proseguiamo mantenendo il torrente Fabiolo sulla nostra sinistra. Adesso la mulattiera si allarga e procede in netta discesa nel bosco di castagni. Raggiungiamo un ponticello di pietra e ci portiamo sull’altra sponda del torrente Fabiolo. Il cielo è sempre più nero, i tuoni sempre più vicini e sta cominciando a piovere. Acceleriamo il passo e quasi di corsa raggiungiamo le baite di Bures passando davanti alla deviazione per il paese di Sostila. Procediamo dritto sullo stesso sentiero percorso all’andata e in poco tempo raggiungiamo Sirta e il parcheggio. 08/06/2013. Per visualizzare altre foto: link.

Altri itinerari nei dintorni
  1. Alpe Caldenno
  2. Prato Maslino
  3. Alpe Granda
  4. Passo Dordona
  5. Val Fabiolo
  6. Rifugio Beniamino