Passo della Cisa – Monte Pelata – Monte Molinatico (Parma)

Località di partenza Passo della Cisa (1060 m) - Parma
Lunghezza 7 km
Quota massima 1549 m monte Molinatico
Dislivello complessivo in salita 800 m
Arrivo Passo della Cisa (1060 m) - Parma
Acqua lungo il percorso No 
Parcheggio libero Passo della Cisa - Link 
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Come arrivare: da Parma si percorre la SS62 (via La Spezia) seguendo le indicazioni per Collecchio. Aggirato il paese grazie alla tangenziale si passano i centri abitati di Gaiano e Ozzano Taro. Giunti a Fornovo di Taro si percorre via Nazionale in direzione di Borgo Val di Taro. Al bivio lasciare la SS62 e prendere a destra la SP308 in direzione di Borgo Val di Taro. Percorre il fondovalle e superare i paesi di Citerna e Solignano. Arrivati a Ghiare di Berceto, inizia la salita sulla SP19 a fianco del torrente Manubiola e dopo 12 km si arriva a Berceto. Seguire le indicazioni stradali per il passo della Cisa e dopo 8,5 km si arriva al passo, dove c’è un parcheggio libero.
Chiesa di Nostra Signora della GuardiaDopo aver lasciato l’auto nel parcheggio, ci avviamo verso la scalinata della chiesa dedicata a Nostra Signora della Guardia. Questa chiesetta nel 1965 fu eletta patrona di tutti gli sportivi nel mondo. Al suo interno sono custodite la maglia rosa che Vittorio Adorni indossò durante il Giro d’Italia del 1965, la maglia della Carrera-Longoni Sport di Massimo Podenzana che nel 1996 vinse la 15ª tappa del Tour de France (Brive/ Villeneuve-sur-Lot) e la maglia di Gianni Rivera capitano della squadra di calcio del Milan. Sul lato sinistro della chiesa parte il sentiero che porta al monte Molinatico. La segnaletica verticale indica 4 ore, ma non fatevi ingannare, perché il monte si raggiunge in circa 3 ore. Oltrepassiamo Un tratto del sentiero verso il monte Pelatala Porta Toscana della Via Francigena e proseguiamo dritto, in salita. Dopo poco ci inoltriamo nella faggeta. Il sentiero diventa più ampio ed è sempre in leggera pendenza. Arriviamo nei pressi di una vecchia casa forestale del 1960, completamente abbandonata, dove troviamo una piccola presa d’acqua e un tavolo con due panche. Il sentiero si restringe e sale incanalandosi nella faggeta. Arriviamo a un bivio, dove la segnaletica verticale indica Baselica - Borgo Val di Taro e, versoFungo sinistra, il monte Molinatico. Giriamo a sinistra e dopo una leggera salita inizia un lungo falsopiano fra altissimi faggi. Il fondo è ricoperto di foglie, siamo in autunno e gli alberi hanno assunto una bella colorazione giallo-rossa. Il percorso è ben segnalato, numerosi segnavia biancorossi dipinti sui tronchi dei faggi permettono di non smarrirsi fra un dedalo di finti sentierini che i cercatori di funghi hanno tracciato. Affrontiamo un piccolo strappo e poi proseguiamo ancora in falsopiano sempre nella faggeta. Notiamo una grande varietà di funghi, ma non c’è traccia di quello più ricercato, il boletus edulis (Porcino). Incontriamo un altro bivio, dove la segnaletica verticale indica dritto Fungoper il monte Molinatico e a sinistra per Fontane. Peccato che la segnaletica verticale non indichi anche il tempo di percorrenza per raggiungere il monte Molinatico. Sarebbe stato utile per capire quanto tempo manca alla meta. Troviamo un termine di confine, la cui presenza, ai tempi dei Ducati, segnalava il confine tra il Ducato di Parma e il Gran Ducato di Toscana. Il termine di confineLa croce in ferro sul monte Molinatico è abbastanza ben conservato e reca, scolpite sulle due facciate, la corona con la scritta “Parma” sul versante appenninico parmense e la corona con la “T” di Toscana sul versante toscano. Sul fianco del termine non è ben visibile il numero 72, mentre è ancora leggibile l’anno di riferimento (1928). Continuiamo ad avanzare e arriviamo al monte Groppo Mora (1419 m). Qui troviamo una lastra di pietra che indica la presenza di una concessione mineraria. Lo sfruttamento minerario iniziò sotto la famiglia Farnese nel XVI secolo con l’intento di estrarre l’oro. Dopo vani tentativi, nel 1886 si proseguì con lo sfruttamento dei giacimenti di rame, poi estesi al ferro e allo zinco. Nel 1943 le miniere furono chiuse e solo di recente sono state riaperte alle visite turistiche. Il sentiero prosegue a sinistra, sempre nella faggeta, in leggera salita. Dopo una breve discesa risaliamo il crinale e, usciti dal bosco, ci ritroviamo in un ampio pianoro prativo. In poco tempo Panorama dal monte Pelata sul gruppo del monte Orsaro - monte Braiola giungiamo sulla cima del monte La Pelata (1428 m). Qui troviamo un altro termine di confine, il numero 70. Da qui possiamo ammirare in lontananza il monte Molinatico e un ampio panorama sulle colline, in questo periodo rivestite da stupendi colori autunnali. Notiamo anche il “gruppo” monte Orsaro-monte Braiola. Sullo sfondo notiamo la sagoma delle Alpi Apuane avvolte da una leggera cortina di nebbia. Proseguiamo il nostro percorso verso il monte Molinatico (circa 30 minuti) fino ad incontrare il tratto di sentiero più “rischioso” dell’itinerario: una ripida discesa conduce verso la Rocca di Malzapello (1400 m). Si tratta di una piccolaLa faggeta sella che precede la dorsale del monte Molinatico. Infatti, è l’unico tratto esposto del percorso, poiché si snoda a fianco di un precipizio. Fortunatamente è un tratto breve, ma è necessario prestare la massima attenzione, anche perché lo steccato di legno di protezione è molto instabile. Superato questo tratto si prosegue sul crinale e poi si rientra nel bosco di faggi. Incontriamo altri termini di confine, i numeri 69 e 68, prima di uscire definitivamente dalla faggeta. Ormai manca poco alla meta. Seguiamo il sentiero attraverso un’ampia zona prativa e in poco tempo arriviamo in vista di un’ampia area deturpata da numerose antenne. Poco oltre troviamo la croce di ferro che segna il punto più alto del monte Molinatico (1549 m). Dopo le foto di rito riprendiamo la via del ritorno percorrendo lo stesso sentiero dell’andata. 21/10/2012.

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