San Giacomo – Carona – lago di Belviso (Sondrio) 2012

Località di partenza San Giacomo di Teglio (365 m) - Sondrio
Lunghezza 48 km
Quota massima 1506 m lago di Belviso
Dislivello complessivo in salita 1530 m
Ciclabilità 100% - 70% asfalto e 30% sterrato
Arrivo San Giacomo di Teglio (365 m) - Sondrio
Acqua lungo il percorso SI - vari paesi e area di sosta attrezzata
Parcheggio libero San Giacomo di Teglio - Link

Come arrivare: da Sondrio si percorre la SS38 in direzione di Tirano. Passati i paesi di Piateda, Chiuro e Tresenda si arriva a San Giacomo di Teglio. Qui bisogna girare a destra e, oltrepassato passaggio a livello e ponte, si gira a sinistra dove c’è un parcheggio gratuito a fianco del fiume Adda.

Lago di BelvisoLasciamo l’auto nel parcheggio e ritornati al ponte giriamo a sinistra. Superate le prime case la strada inizia a salire mantenendosi all’ombra del bosco di castagni. Saliamo con una pendenza costante del 7,8% e oltrepassiamo i piccoli paesini di Caprinale e Luscio (920 m) e arriviamo a Monegatti (1070 m). Qui giriamo a destra seguendo le indicazioni stradali per Carona. La pendenza si comincia far sentire e pian piano guadagniamo quota. Finalmente arriviamo a Carona (1146 m) dove, a fianco della chiesa, passiamo sotto un voltone in pietra che culmina in un punto panoramico offerto da due finestroni ad arco che si affacciano sulle cime orobiche. Dal piazzale sul retro della chiesa c’è una bella vista panoramica sul monte Belvedere, inconfondibile per le sue alte antenne sulla cima. Scattiamo Un tornante dell'ultimo kmqualche foto e mangiamo un panino e una banana. Riprendiamo a pedalare e velocemente, in discesa, ripercorriamo la stessa strada fino a Monegatti, dove giriamo a destra. Sempre in discesa percorriamo una strada dalla carreggiata stretta e alquanto dissestata fino a Ponte Ganda (923 m) dove c’è un piccolo bacino idroelettrico. Lungo il percorso, sulla nostra sinistra, notiamo la SS39 per Aprica che corre quasi parallela alla nostra strada. Al Ponte Ganda prendiamo la netta salita sulla destra seguendo le indicazioni per Belviso e dopo un breve tratto l’asfalto lascia posto allo sterrato. Percorriamo la valle di Belviso mantenendo sulla nostra sinistra il torrente Belviso. La carrareccia è ben tenuta e il fondo compatto permette di impostare una pedalata costante. Dopo una salita abbastanza impegnativa inizia una breve discesa e ritroviamo l’asfalto. Continuiamo la salita senza grosse pendenze e giungiamo al gruppo di baite di San Paolo (1216 m). Notiamo su una baita l’affresco raffigurante un camoscio e sullo sfondo una catena di montagne innevate. Proseguiamo e, in breve,Lago di Belviso raggiungiamo il rifugio Cristina di Belviso (1255 m), dove ci fermiamo per scattare un po’ di foto. Riprendiamo la bicicletta e dopo poche pedalate sull’asfalto ritroviamo lo sterrato. Adesso la salita si fa più impegnativa e notiamo che le pendenze si fanno sentire. Per fortuna il percorso in questo tratto si sviluppa all’ombra del folto bosco di pini. Raggiungiamo un pianoro dove, sulla destra, c’è una grande edificio di colore giallo, forse un’ex colonia, e da qui possiamo vedere la diga di fronte a noi. Per arrivare al livello dell’invaso (Lago di Belviso) dobbiamo pedalare ancora per un chilometro, il più impegnativo dell’intero itinerario. Affrontiamo questa durissima salita, dove si alternano pochi tornanti e lunghi tratti in netta salita, lasciando sullo sterrato parecchie gocce di sudore. Finalmente arriviamo in vista del lago (1506 m). Da qui parte una strada in leggera discesa e possiamo ammirare il lago delimitato dal muro della diga. Continuiamo a pedalare lungo la sponda del lago in un falsopiano molto piacevole con belle vedute sul lago. Attraversiamo un paio di torrenti e arrivati su un Lago di Belvisoponticello ci fermiamo per ammirare e ascoltare il fragore di una magnifica cascata. Scattiamo alcune foto e proseguiamo fino a raggiungere il limite del lago. Qui prendiamo uno stretto sentiero che ci porta sulla sponda del lago da dove è possibile abbracciare l’intero bacino. La vista è magnifica! Scattiamo numerose foto e poi ci fermiamo all’ombra delle piante per mangiarci un paio di panini. La giornata è molto bella e così restiamo a gustarci il panorama per un’oretta prima di ripercorrere a ritroso la stessa strada fatta in salita. In poco tempo ritorniamo all’inizio del lago e riprendiamo i tornanti in discesa, questa volta con maggior velocità e allegria. Facciamo una breve sosta nell’area attrezzata lungo il percorso. Tavoli e panche in legno arredano quest’area circondata da prati erbosi dai quali è possibile intravedere parte della diga e delle montagne circostanti. Purtroppo la carenza di manutenzione e atti di vandalismo hanno trasformato questo angolo di paradiso in un’area di desolante stato di abbandono. Tra le molteplici postazioni per il barbecue ne sono rimaste solo un paio in buone condizioni. Sono presenti una fontana, per fortuna ancora funzionante, e alcuni pannelli didattici.Un tornante dell'ultimo km Riprendiamo la nostra pedalata e giunti al rifugio Cristina facciamo una breve sosta caffè. Chiediamo informazioni relative allo stato di abbandono dell’area attrezzata al gestore del rifugio, il quale ci informa che il luogo è area di competenza del comune di Teglio e dell’Ente Parco delle Orobie e che stanziano ogni anno circa 7.000,00 € per la manutenzione del sito.  Viste le condizioni in cui versa l’area abbiamo qualche perplessità sulla cura e gestione da parte degli enti preposti e ci ripromettiamo di approfondire la questione soprattutto per la salvaguardia di un posto così incantevole. Riprendiamo la bici e in discesa torniamo al Ponte Ganda da dove parte la salita verso Monegatti e poi, in discesa, fino al parcheggio. 15/06/2012. Per visualizzare altre foto: link.
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