Pescegallo - rifugi Salmurano e Benigni - Cima Occidentale di Piazzotti (Sondrio)

Località di partenza Villaggio di Pescegallo (1154 m) - Sondrio
Quota massima 2349 m Cima Occidentale di Piazzotti
Dislivello complessivo in salita 1500 m
Arrivo Villaggio di Pescegallo (1154 m) - Sondrio
Acqua lungo il percorso NO
Parcheggio libero Villaggio di Pescegallo - Link

Come arrivare: Il villaggio di Pescegallo si raggiunge da Sondrio percorrendo la SS 38 fino a Morbegno. Si attraversa il paese e alla rotonda si gira a sinistra seguendo le indicazioni stradali per la Val Gerola. Lungo la strada si incontrano i paesini di Sacco (700 m), Rasura (800 m), Pedesina (1032 m) e Gerola Alta (1050 m).

La carrareccia che sale dal villaggio di Pescegallo al rifugio SalmuranoLasciamo l’auto nel parcheggio libero dell’impianto della seggiovia del villaggio di Pescegallo. Iniziamo subito la salita verso il rifugio Salmurano passando svariate volte sotto l’impianto della seggiovia. Dopo circa un’ora di salita arriviamo di fronte al rifugio Salmorano (1750 m). Si potrebbero risparmiare questi primi 600 metri di dislivello utilizzando la seggiovia, il cui costo è di 6 euro a persona per la sola salita. Gli impianti d’estate aprono alle ore 08.00. Ci incamminiamo per i prati seguendo una magra traccia di sentiero, senza indicazioni, e manteniamo alla nostra sinistra i piloni di colore verde dell’impianto di risalita (in estate non funziona). Senza troppa difficoltà, in circa 30 minuti di salita, arriviamo al Passo Salmurano (2017 m) contraddistinto dalla statuetta della Madonna con bambino. Oltrepassiamo il varco roccioso che da direttamente sul versante bergamasco, da dove sale il sentiero che parte dai Piani dell’Avaro (1700 m). Alle nostre spalle possiamo ammirare la catena montuosa delle Retiche Valtellinesi. Da qui parte un breve ma esposto, tratto di sentiero che porta al canalone del Forno. Il canalone, a prima vista, sembra impegnativo e molto esposto, tanto da impensierire l’ignaro escursionista, ma ci accorgiamoIl rifugio Benigni quasi subito che, facendo attenzione a seguire la traccia dettata dalle numerose bandierine rosso-bianco-rosso, è più facile del previsto. Dopo aver raggiunto la parte alta del canalone azzardiamo uno sguardo verso il basso e, anche da qui sopra, suscita una certa impressione. Ci attende ancora un buon tratto di sentiero in netta salita prima di arrivare al rifugio Benigni (2222 m), da dove è possibile godere di un vastissimo panorama a 360° sulle cime alpine. Un indicatore di cime, posto dal CAI, si rivela utilissimo per individuare le cime della catena montuosa retica che si staglia innanzi a noi. Da sinistra a destra osserviamo così il gruppo di cime della Val Masino con il pizzo Badile (3308 m) che si distingue per la sua caratteristica forma squadrata e della Val di Mello. Segue poi il Gruppo delI laghi dei Piazzotti Disgrazia (3678 m), il Gruppo del Bernina con l’omonimo pizzo (4049 m)  e la Cresta Guzza (3869 m). Dopo aver scattato molte foto, ritorniamo verso il rifugio e andiamo a vedere i laghi dei Piazzotti. Il primo che s’incontra è il più piccolo che è seguito da un secondo e da un terzo laghetto di dimensioni maggiori e posti a monte di esso. Torniamo sui nostri passi e iniziamo la salita della Cima Occidentale di Piazzotti (2349 m), caratterizzata dalla croce di ferro. Sono appena 127 metri di dislivello e in circa 20 minuti raggiungiamo la cima. E’ indescrivibile il panorama che si può vedere da questo punto, tra l’altro arricchito dalla giornata particolarmente limpida, tanto da intravedere uno spicchio del Lago di Como. Nel versante bergamasco è visibile, su un pianoro erboso, il rifugio Cà San Marco (1830 m). Spostando lo sguardo verso destra, scopriamo, incastonato fra le montagne, un singolare laghetto dalle I laghi Zancone e Tronaacque trasparenti, al quale, grazie alla sua particolare forma tonda, è stato assegnato il nome di Lago Rotondo (2256 m). Abbassando lo sguardo verso la valle notiamo in lontananza i laghi Zancone (1856 m) e Trona (1805 m). Da questa cima è possibile ammirare in tutta la sua lunghezza, la catena delle Retiche Valtellinesi, già descritte in precedenza. Guardando verso il Rifugio Benigni ammiriamo dall’alto anche i laghi dei Piazzotti e sullo sfondo la diga di Pescegallo. Un consiglio: se la giornata è limpida, non perdete l’occasione di salire fino a qui, perché sarete ampiamente ripagati dallo sforzo fatto per superare il modesto dislivello. E’ arrivato il momento di scendere e proseguire il giro. Ci riportiamo sul sentiero del rifugio Benigni e ne percorriamo a ritroso un brevissimo tratto. Al bivio, seguiamo le indicazioni per il rifugio Grassi, verso destra, e aggiriamo il fianco della Cima Occidentale di Piazzotti. All’inizio il sentiero sale, ma poi segue una breveBocchetta di Trona discesa che ci fa perdere subito quota fino a un piccolo pianoro, dove ci sono i cartelli segnavia che indicano, a sinistra, Orniga e dritto, il rifugio Grassi. Il sentiero è in salita e conduce a una piccola bocchetta, già ben visibile. La superiamo senza difficoltà e proseguiamo ancora per qualche minuto fino a giungere alla Bocchetta di Trona (2224 m), dove troviamo l’indicazione per il rifugio Grassi e per il Pizzo Tre Signori. Noi prendiamo la discesa che porta al lago Zancone. A pochi metri più in basso troviamo l’indicazione sulla sinistra per il lago Rotondo (ore 1,10), che avevamo già avuto modo di ammirare dalla Cima dei Piazzotti. Considerata la giornata particolarmente calda, ignoriamo la deviazione e proseguiamo la nostra discesa. L’intero percorso, sin dall’inizio, si svolge in pieno sole e non si Il sentiero che scende dalla Bocchetta di Trona verso i laghi Zancone e Tronaincontrano fontane per fare rifornimento d’acqua. La discesa verso i laghi Zancone e Trona è abbastanza lunga, ma ci rincuora avere i due laghi sempre in bella vista. Giunti a un bivio troviamo i cartelli segnavia che indicano, a sinistra, il sentiero che porta al già citato lago Rotondo (40 minuti di cammino, risalendo il versante opposto della valle). Proseguiamo sempre verso i laghi seguendo il sentiero n. 8 e mantenendoci, a mezza costa, a circa 2000 m di quota. Ignoriamo un altro sentiero che punta direttamente in basso verso le sponde del lago Zancone e continuiamo a camminare affrontando alcuni sali e scendi da cui si domina dall’alto il lago caratterizzato da un bellissimo colore verde.I laghi Zancone e Trona L’acqua del lago è trasparentissima e quasi quasi ci dispiace aver optato per il sentiero in quota. Proseguiamo il nostro cammino, oltrepassando alcune sassaie e dominando dall’alto anche il lago di Trona, chiuso dall’omonima diga. Poco più avanti ignoriamo il sentiero sulla sinistra che conduce al lago Zancone e giungiamo ai cartelli segnavia, che finalmente ci indicano la direzione per il villaggio di Pescegallo. A sinistra parte il sentiero in discesa che porta alla diga di Trona. Noi continuiamo dritto e prendiamo il sentiero che si spiana e si fa più largo fino ad un nuovo bivio con le indicazioni per la località di Fenile a sinistra (ore 1) e dritto per Pescegallo. Inizia ora la discesa che ci conduce a nuove indicazioni: piegando a sinistra si raggiunge il villaggio di Pescegallo in 45 minuti percorrendo un tratto del sentiero dell’Homo Selvadego, mentre proseguendo dritto si arriva al rifugio Salmurano (50 minuti). Parte così una ripida discesa che ci fa perdere velocemente quota fino all’attraversamento di un piccolo ma limpidissimo torrentello, dove approfittiamo per mettere i piedi in ammollo nell’acqua fredda. Riprendiamo il sentiero in discesa che finalmente si addentra nel bosco. Da quando abbiamo iniziato a camminare, questo è il primo tratto ombroso e mancano appena dieci minuti alla fine del percorso ad anello. L’ultimo tratto di sentiero sbuca proprio alle spalle dell’impianto della seggiovia, dove avevamo parcheggiato l’auto. Prima di riprenderla ci fermiamo al bar per gustarci due meritati caffè. 20/08/2011. Per visualizzare altre foto: link.

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